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LA LOTTA ALLA PESTILENZA

Lotta contro la pestilenza Lotta contro la pestilenza

Nel XIV secolo i medici erano impotenti contro la peste e potevano solo improvvisare qualche cura
La peste si presentava sotto tre differenti forme:
bubbonica: caratterizzata dal gonfiore dei gangli linfatici (bubboni o pustole) sotto le ascelle, all’inguine e nei punti in cui le persone erano state morse dalle pulci.
Polmonare: il morbo infettava i polmoni, causando colpi di tosse con sbocchi di sangue.
Setticemica: la più letale fra i tre tipi, il circolo sanguigno veniva rapidamente invaso dai batteri nocivi e la morte sopraggiungeva in poche ore.
I medici dell’epoca provarono ad estrarre il “veleno” dal corpo tramite salassi, lassativi e clisteri.
I bubboni venivano incisi oppure coperti con dei cataplasmi caldi, impiastri preparati con sostanze emollienti.
Si usavano pozioni medicinali preparate con i più svariati ingredienti dalle spezie rare alla polvere di corno, a composti dell’oro.
Venivano bruciati legni aromatici per purificare l’aria e i fiori venivano annaffiati con acqua di rose e aceto, ma queste misure servivano soltanto a coprire l’odore della carne in decomposizione.
Furono raccomandate, a scopo precauzionale, vari tipi di diete alcune possono essere state utili a rendere le persone più sane e quindi in grado di combattere meglio l’infezione.
La miglior difesa però era considerata l’essere in pace con Dio, infatti al capezzale del malato si recava prima del dottore, un prete.
Preghiere e confessione venivano prima delle cure mediche.
Non tutti i malati di peste morivano, ma la guarigione era da considerarsi un miracolo.
Solo nel 1894 si sono scoperti la causa della malattia e il suo vaccino

 

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